Ci sono scene nei film di supereroi che dividono il pubblico per anni. E poi c’è la scena finale di L’uomo d’acciaio, dove Superman spezza il collo al generale Zod, che praticamente ha fatto esplodere Internet nel 2013 e continua a far discutere ancora oggi. Più di dieci anni dopo, Michael Shannon (che interpretava Zod) ha deciso di difendere quella scelta controversa. E lo ha fatto in un modo che probabilmente non convincerà chi l’ha odiata, ma che almeno spiega perché per lui aveva senso.
Shannon ha riguardato parti di L’uomo d’acciaio per un’intervista con Vanity Fair, e quando è arrivato a quella scena ha detto una cosa interessante: il film era “davvero su qualcosa”, e quella morte non era solo un momento shock buttato lì per far parlare. Era il punto centrale dell’intera visione di Zack Snyder.
La scena che ha fatto infuriare i fan di Superman
Facciamo un passo indietro per chi non ricorda i dettagli. Alla fine di L’uomo d’acciaio, Henry Cavill nei panni di Superman si trova davanti a una scelta impossibile: Zod sta per incenerire una famiglia innocente con la sua visione termica, e l’unico modo per fermarlo è ucciderlo. Superman non ha altre opzioni. Così, in un momento di tensione estrema, gli spezza il collo. Fine.
Per alcuni questa è stata un’esplorazione intelligente dei limiti del concetto stesso di supereroe. Per altri è stata una violazione fondamentale del personaggio di Superman, che tradizionalmente ha una regola ferrea: non uccidere. Sì, non è esattamente pratico, ma stiamo parlando di un film su un alieno con superpoteri che vola e spara laser dagli occhi. Non tutti quelli che andavano al cinema cercavano un dramma naturalista sulla moralità dell’omicidio.